20-09-09

OLIO EXTRA VERGINE D'OLIVA - TESTO IN ITALIANO

OLIO EXTRA VERGINE D'OLIVA

OLIO BITONTO

Storia dell'olio d'oliva: la storia dell'olivo e dell'olio d'oliva è antichissima, il suo grande impiego nel bacino del Mediterraneo risale ai tempi degli Egizi e dei Fenici, dove veniva utilizzato non solo come alimento ma anche nei rituali sacri. In tutti i piatti tipici della cucina mediterranea l'olio d'oliva ha da sempre trovato ampio utilizzo come condimento, grazie anche alle indiscusse proprietà nutrizionali.

Composizione dell'olio d'oliva: è costituito per il 99% circa da trigliceridi, ne fanno parte acidi grassi saturi, acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi

Capacità Terapeutiche: la medicina riconosce ufficialmente che un giusto impiego di olio d'oliva aiuta a prevenire l'impiegamento. Inoltre influisce positivamente contro le malattie cardiocircolatorie. Non va dimenticato come l'olio extravergine ha anche un elevato valore nutrizionale.

Definizione degli Oli:

·   Olio Extravergine d'Oliva: ottenuto semplicemente dalla molitura delle olive, ha un'acidità massima dell'1%

·   Olio Vergine d'Oliva: ottenuto semplicemente dalla molitura delle olive, ha un'acidità massima dell'2%

·   Olio di Oliva: ottenuto dalla miscela di olio vergine e olio raffinato, ha un'acidità non superiore a 1,5%

·   Olio di Sansa di Oliva: ottenuto dalla miscela di olio sansa di oliva e olio vergine, ha un'acidità non superiore a 1,5%

·   Olio di Oliva Lampante: acidità superiore al 2%

Tecniche Produzione: frangitura, gramolatura, spremitura, separazione acqua e olio. La frangitura l'operazione che un tempo svolgeva la ruota di pietra di macinazione delle olive. La gramolatura prevede invece un lungo rimescolamento della pasta di oliva per preparare la stessa alla separazione dell'olio nella spremitura. Qui olio, pasta e sansa vengo separate. L'ultima fase invece permette di separare l'olio dall'acqua di vegetazione.

Conservazione: un buon olio d'oliva andrebbe utilizzato dopo 4-6 mesi di maturazione ma senza superare i 2 anni di conservazione. L'olio d'oliva va conservato ad una temperatura costante di 14°C in locali chiusi al buio.

 dop

·     ·         Una giornata davvero intensa quella del 1 luglio 2009, se da un lato un regolamento della Commissione Europea provoca perplessità e disapprovazione, dall'altro sempre un altro provvedimento garantisce i consumatori e tutela la qualità di un prodotto. Non è la prima volta che le scelte della Commissione danno la sensazione di essere in contrasto tra loro. Certo dietro ogni regolamento spesso ci sono battaglie di lobby, produttori e Organizzazioni ed Associazioni di categoria pronte a difendere gli interessi di una parte che non sempre corrisponde al bisogno di intere popolazioni. Oggi il l'olio extra vergine di oliva Made in Italy è messo in salvo. Il regolamento n. 182 del 6 marzo 2009 obbliga dal 1 luglio 2009 l'indicazione della provenienza delle olive utilizzate per la realizzazione dell'olio.

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Olio d'oliva extra vergine italiano sarà riconoscibile grazie alla dicitura ottenuto da olive italiane oppure ottenuto da olive coltivate in Italia oppure 100% da olive italiane. Per i prodotti ottenuti da olive provenienti da più zone l'etichetta riporterà le seguenti specifiche: miscele di oli di oliva comunitari, miscele di oli di oliva non comunitari o di miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari.
L'olio extra vergine di oliva si unisce così alla lista dei prodotti che possono pregiarsi dell'etichetta di provenienza: carne di pollo e derivati, carne bovina, frutta e verdura fresca, uova, miele, passata di pomodoro, latte fresco, pesce. Ma di prodotti senza tale indicazione che mettiamo regolarmente nel nostro carrello della spesa ce ne sono ancora molti.
Le battaglie della Coldiretti per garantire la qualità dei prodotti italiani ed il rispetto dei consumatori, da anni hanno fatto delle etichette e delle denominazioni i suoi cavalli di battaglia. Contro l'anonima dei prodotti la Coldiretti vede la vera tutela per i consumatori e per i produttori: parola d'ordine trasparenza. Lo scopo di tanta mobilitazione non vuole essere una sorta di battaglia contro i prodotti stranieri, quello che si chiede è poter essere informati su ciò che si sta consumando. Saranno poi i singoli acquirenti a scegliere se mettere sulle loro tavole prodotti italiani oppure stranieri.
Rimane sempre il dubbio che i prodotti italiani siano quelli che meglio di altri soddisfino il rispetto delle norme socio-ambientali  con elevati standard qualitativi dei prodotti.
Già nel 2006 i dati di mercato ci dicevano come su 155 denominazioni Dop e Igp, su un totale comunitario di 720 prodotti, i nostri prodotti rappresentano il 22% di tali denominazione. Se poi andiamo a vedere cosa accade nel mercato del  biologico l'Italia può vantare il 37,7% del totale delle aziende biologiche europee. Frutta e verdura restano tra le più sicure dell'intera comunità: il 99% dei campioni  dei nostri prodotti di questo settore presentano dei residui di pesticidi al di sotto dei limiti di legge. Stessa cosa avviene per i residui chimici nettamente inferiori a quella di altri Paesi produttori come Germania, Francia, Spagna e Olanda.
Sono passati 3 anni e la battaglia continua perché porre un'etichetta di provenienza non è solo questione di campanilismo ma piuttosto di sicurezza alimentare.

 

 

14:04 Gepost door tarlo in Algemeen | Permalink | Commentaren (0) |  Facebook |

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